Ex chiesa di Sant’Andrea – Antica chiesa parrocchiale
Costruita tra il 1618 e il 1624 ove sorgeva la cappella marchionale, divenne la nuova chiesa parrocchiale, sostituendosi alla chiesa di San Giorgio campestre, e venne in parte finanziata dai fratelli De Negri, emigrati in Spagna e divenuti banchieri. Attualmente la chiesa si trova in stato altamente pericolante. Essa presenta un’unica navata rettangolare, coperta da volta a botte ed un presbiterio di eguali caratteristiche, ma di dimensioni decisamente ridotte. Lungo le pareti laterali della navata si aprono rispettivamente due nicchie, i cui antichi altari marmorei o le cui pale d’altare vennero trasferite nell’attuale chiesa parrocchiale, realizzata negli anni Cinquanta del secolo scorso. La facciata dell’antica chiesa, ricostruita nel 1848 a seguito dell’accorciamento dell’edificio per ampliare il sagrato, ha un profilo a capanna con due finestre sormontate da un timpano spezzato, site al di sopra del portone d’ingresso; in alto, al centro, presenta una finestra a lunettone speculare alla medesima del presbiterio. A destra della facciata era situata la canonica mentre, arretrato e sullo stesso lato, si erge il campanile. Oltre alle opere della navata, nella nuova parrocchiale vennero trasferiti il pulpito in marmo intarsiato del 1702 e l’altare maggiore, negli stessi materiale e tecnica di esecuzione, con il tabernacolo marmoreo del genovese Giovanni Orsolino.
Chiesa parrocchiale di Sant’Andrea – Nuova chiesa parrocchiale
A seguito del Decreto Ministeriale del 9 aprile 1953, che sanciva l’obbligo di trasferire progressivamente la popolazione altrove rispetto al borgo antico, non più sicuro, si rese necessaria la costruzione di una nuova chiesa parrocchiale più centrale rispetto agli insediamenti abitativi del paese e al loro nuovo sviluppo in quel torno di anni. Il recente e maestoso edificio venne realizzato tra il 1956 e il 1960 sulla collina del castagneto, in uno stile razionale e moderno, disomogeneo rispetto al tessuto urbano circostante. La pianta presenta un’unica navata di forma ottagonale, con atrio all’ingresso e abside entrambi rettangolari; in facciata è presente un piccolo pronao rialzato con copertura a baldacchino. Il rivestimento esterno è in semplici pietre squadrate e grezze di colore grigio, mentre le falde del tetto, in grigio scuro e di composizione impermeabilizzata, presentano decisi spioventi in particolare sull’area della navata, scendendo anch’esse a baldacchino. Al di sotto delle falde si aprono i punti luce dell’edificio, ovvero i finestroni poligonali di color leggermente avorio, all’esterno dei quali l’intonacatura è bianca. Dinanzi si apre un ampio sagrato, dal quale si gode di una suggestiva vista panoramica sul castello e verso il mare, mentre sul retro, alla destra del presbiterio, si erge lo svettante campanile, distaccato dal resto dell’architettura e avente sezione triangolare, copertura a spioventi in linea con la chiesa e le facciate intonacate di un giallo chiaro, intervallate da una serie regolare di spesse linee tipo marcapiano di un colore grigio chiaro, lo stesso che viene ripreso agli angoli e nel contorno del vano campane. Nell’attuale parrocchiale si trovano le reliquie e la maggioranza degli arredi sacri e delle suppellettili, tutti trasferiti dall’antica chiesa del borgo antico tra i quali, in particolare, si sottolineano: l’altare maggiore, in marmo, con il tabernacolo (1640 circa) del genovese Giovanni Orsolino (1578 – 1660), il pulpito marmoreo del 1702 con lo stemma dei Del Carretto ad intarsio, le strutture architettoniche – in marmo – di due dei quattro altari laterali, oltre ai quadri di ogni altare presente nella parrocchiale precedente, la pala del Miracolo di san Mauro (1630 circa) di Bernardo Reubado (fine XVI sec. – 1638), la tela settecentesca con la Madonna del rosario con Gesù Bambino, san Domenico e santa Rosa da Lima, di scuola piolesca, le casse processionali di sant’Antonio (XIX sec.) e della Madonna della Guardia (inizio XX sec.), Vergine venerata come compatrona del paese, e infine la bellissima pala dell’altare maggiore, novecentesca opera dei fratelli Toscano di Mondovì, la quale raffigura la Madonna Immacolata con i santi Giorgio e Andrea (patrono attuale e precedente) e il borgo di Balestrino sullo sfondo.
Oratorio della Santissima Annunziata
L’edificio venne completato nel 1741 ad opera delle maestranze del luogo, utilizzando materiali locali e in particolare pietra e calce; l’aspetto attuale è frutto di interventi successivi, anche di fine Ottocento. Fu la chiesa parrocchiale del paese tra il 1848 e il 1867. L’aula unica e di forma ottagonale dalla quale è caratterizzato, coperta da volta a vela ribassata, è racchiusa da un piccolo atrio rettangolare e da un presbiterio quadrangolare concluso da un’abside semicircolare. Oltre all’altare maggiore settecentesco ne presenta due laterali: a destra quello marmoreo proveniente dalla cattedrale di Albenga e donato dalla famiglia Del Carretto (della stessa compare lo stemma sui plinti) e a sinistra la nicchia in stucco con la bellissima cassa processionale dell’Annunziata del 1836 – 37, opera dello scultore loanese Domenico Perasso. La facciata è coronata da un timpano triangolare, sotto il quale si apre una finestra trilobata, e ha due ordini di lesene d’orchestra separate da due trabeazioni con cornicione aggettante. Il piccolo campanile è sito sul lato mare della facciata.
Chiesa di San Giorgio campestre
La chiesa di San Giorgio Campestre fa parte del cimitero comunale e risale ai primi anni del XIV secolo, pertanto rappresenta l’edificio sacro più antico oggi esistente a Balestrino. La sua costruzione è dovuta ai monaci benedettini di San Pietro in Varatella e le fonti attestano che fu la chiesa parrocchiale dal 1583 al 1632, quando venne terminata l’edificazione della chiesa del borgo antico. L’edificio presenta molteplici caratteri dello stile romanico, ma con evidenti segni di manutenzioni e rifacimenti successivi, come ad esempio gli spessi contrafforti delle facciate laterali, mentre le caratteristiche originali dell’edificio sono testimoniate dalla semplice facciata a capanna e dal portale a leggero sesto acuto, il quale è sormontato dai resti di umile protiro pensile. Il corpo della chiesa è caratterizzato da un’unica navata – coperta da un soffitto a capriate lignee – sulla quale si aprono bucature strombate a feritoia, e da un’abside quadrata, sul cui lato destro si erge la tozza torre campanaria. L’interno presenta due cicli di affreschi scoperti durante lavori di manutenzione straordinaria effettuati tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta del secolo scorso e grazie agli studi dell’archeologo Nino Lamboglia, poi restaurati nel 1993: • gli affreschi della zona absidale sono i più antichi, databili probabilmente al primo trentennio del XIV secolo – data l’arcaicità delle figure – i quali ci sono pervenuti estremamente frammentari nella parte bassa della pareti, mentre nelle lunette compaiono Cristo, figure di santi e scene della Natività e di san Giorgio, e nelle vele della volta i quattro evangelisti entro medaglioni ed interessanti decorazioni di buona mano; • il ciclo della navata è databile attorno alla metà del XIV secolo ed è giunto a noi in parte frammentario, caratterizzato da schiere di santi in posizione stante e dall’Annunciazione sulla parete destra, mentre sulla sinistra, oltre ad altri santi martiri o legati ad ordini monastici, compare la magnificente figura di san Cristoforo nei pressi dell’altare. Quest’ultimo pare il brandello di un antico setto murario, forse perimetrale, con innanzi la massiccia mensa, dietro la quale si scorgono porzioni affrescate probabilmente con una primitiva iconografia del santo titolare della chiesa. La pavimentazione esterna immediatamente adiacente all’edificio è frutto di un recente intervento di sistemazione e restauro.
Cappella di Sant’Apollonia
Al centro della frazione, in corrispondenza della strada principale, sorge la chiesa di Santa Apollonia – edificata su una più antica cappella dedicata a san Calocero, di probabile epoca benedettina – posteriore alla prima metà del XVII secolo e il cui aspetto complessivo è oggi frutto di restauri e rimaneggiamenti ottocenteschi. Presenta un’unica navata a pianta quadrata ed abside semicircolare, coperta da un tetto a due falde e coronata da un campanile a vela. La facciata, restaurata nel 2013, presenta una partitura a doppio ordine di lesene classiche, con leggero andamento concavo barroccheggiante, i cui canoni stilistici si rinnova all’interno dell’edificio nella decorazione plastica al culmine delle pareti e nella balaustra marmorea. L’altare maggiore non è quello originario, è in muratura con stucchi, risalente alla fine del XVIII – inizio del XIX secolo; ottocentesca è anche la pala d’altare di discreta fattura, ove tra altri martiri compare l’immagine di santa Apollonia.
Chiesa di Sant’Antonio da Padova
Nonostante la perdita dei documenti relativi alla chiesa, a causa del doloso incendio all’archivio parrocchiale durante l’occupazione francese di fine Settecento, le scarse fonti rimaste permettono di datare la costruzione dell’edificio ad opera di maestranze locali entro la seconda metà del XVII secolo. L’edificio, di esigue dimensioni, ha un impianto basilicale a navata unica, con presbiterio di simile lunghezza ma più ristretto in larghezza rispetto alla navata; entrambi hanno forma rettangolare e sono voltati a botte. La facciata è intonacata con un tenue rosso mattone e bordo bianco ed ha un semplice profilo a capanna, con copertura a doppio spiovente, sulla cui falda sinistra si erge un basso campanile con cupola, quest’ultima mosaicata a strisce verdi e nere. All’interno della chiesa l’arredo sacro di pregio risulta l’altare maggiore settecentesco, il quale ha subìto dannosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. È realizzato in muratura e stucco, con mensa e due gradini reggicandelabri, decorati da volute e da protomi angeliche ai lati. Interessante è il paliotto marmoreo ad intarsi policromi, restaurato nel 2015 e antecedente come esecuzione rispetto all’altare; esso è frutto di un assemblaggio forzato alla struttura originaria e si compone di tre pannelli ove, tra decorazioni floreali, compaiono ai lati lo stemma dei marchesi Del Carretto, donatori del manufatto, e al centro un rosone quadrilobato. La chiesa viene adibita a festa il 13 giugno di ogni anno, celebrandovi messa e portandovi in processione l’ottocentesca cassa processionale di Sant’Antonio, conservata nella chiesa parrocchiale.
Santuario di Monte Croce (o Santuario della Riconciliazione e della Pace )
Costruito dopo le apparizioni mariane a Caterina Richero. Il santuario è un luogo di pellegrinaggio, meta di fedeli da tutta la regione.
[Bibliografia: Alessandra Di Gangi, Il patrimonio architettonico e artistico di Balestrino, Edizioni del Delfino Moro, Albenga 2021].